Archivi del mese: settembre 2013

Tragi-commedie catanesi: quando i laureandi non si laureano e le ‘lingue’ non servono. Addio Fenici e capitali del Mediterraneo. Meglio un terronico: “cu si ni futti?!”

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Sono una donna poco informata. E così, dopo 20 anni di assenza dalle loro vite, vengo a sapere che i miei amici catanesi non riescono a laurearsi. Stolti, vili, lenti e mantenuti? Tutt’altro. La città versa in uno stato di disoccupazione diventato normalità, le madri figliano figli, i figli figliano idee, le idee figliano futuro ma poi arrivano i politici… E in tutto questo proliferare, in questo tripudio di fecondità poco assistite, il politico si eleva ad ostetrico legiferando nientemeno che… sugli aborti!

Nel curriculum vitae accademico degli ‘ultimi’ studenti dei Corsi di Laurea in Lingue presso l’ateneo di Catania emergono, sempre più frequentemente, episodi assurdi di normale amministrazione o meglio “suggerimenti tra le righe alla rinuncia”.

– Dopo la cosiddetta “logica dei tagli” (voluta dalla riforma Gelmini – Tremonti) la possibilità di trovare docenti e personale didattico è un’utopia.

– Il cambio del punteggio di valutazione finale della tesi è passato da 11 a 5 punti.

– Nel corso di un anno accademico è possibile presentarsi a soli 3 appelli per gli esami scritti.

– Le date di appello dei vari insegnamenti spesso si sovrappongono l’una con l’altra penalizzando palesemente l’iter degli studenti.

– Gli studenti-lavoratori vengono estromessi (involontariamente s’intende!) sia dalle informazioni relative al corso di studio delle lezioni che dai materiali forniti dai docenti per via della mancanza della “base di appoggio” attuale e di un sito internet (ormai chiuso).

Sull’altro ‘fronte’ il discorso sembra essere: “Cari professori, fate laureare gli studenti che rimangono e ricordate: dopo chiude tutto e voi rimarrete a spasso!“.

Ebbene, immaginate quanta voglia abbiano questi poveri disgraziati di far laureare gli “ultimi iscritti”? E quanta voglia possano avere, ‘sti poveri laureandi di sostenere per la centesima volta, esami impossibili, per ritrovarsi domani, nella migliore delle ipotesi, dalla parte di prof. altrettanto privi di futuro…?

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Aspettando la ‘chiamata’ di Francesco…

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Ha augurato la “Buona note” conquistando subito, con quel suo dolce e umile, nonché stranissimo modo di fare, le folle.

Ha riacceso la fiamma della fede nei miscredenti lavando i piedi, genuflesso, ai carcerati.

Ha accolto le simpatie degli atei augurando “Buon apetito” a una folla commossa.

Ha inneggiato alla pace dinanzi ai fatti recenti accendendo, nel cuore dei più, un sogno di speranza.

Ha recriminato la speculazione della chiesa, di fronte all’utilizzo di conventi chiusi a scopo di lucro, avvicinando i protestanti.

Ha dedicato telefonate (raccomandando di farlo sapere a tutti!) a donne stuprate, generando una fame di protagonismo in uomini di ogni sorta.

Si è sottoposto allo scatto dell’Iphone da parte di bimbeminchia dai followers facili, fomentando lo stupore del web…

La chiesa non è più tradizione, austerità e dogmatismo. Tutti gridano al miracolo: “Francesco è l’uomo del cambiamento”.

 Ebbene, io non ho parole.

 L’altra sera, sul ciglio della strada, una ragazza con la metà dei miei anni ha abbassato lo sguardo per non affrontare il mio. Quello di un’altra donna. Una donna che non si prostituisce e che, di lì a poco, non sarebbe salita nella macchina dell’impotente di turno per inventarsi il mondo e dargli piacere.

 Io, da agnostica convinta, mi sono chiesta dove cazzo sia la chiesa.

Di fronte allo schifo dei focolai sui marciapiedi, tanto per dirne una…

E resto sconcertata da questo mondo che applaude a chi, dall’alto del suo vestito bianco, viene eletto a Santo giusto per il fatto che predichi il bene.

Certo, stiamo sempre parlando di un Papa… chi se lo sarebbe mai aspettato?