Banane

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Se un copy pubblicitario mi chiedesse di descrivergli il concept di “Banane” in due righe gli direi che si tratta di uno spettacolo di Francesco Lagi con Francesco Colella, Leonardo Maddalena, Aurora Peres, Mariano Pirrello (suono di Giuseppe D’Amato, scene di Salvo Ingala, mlg di Regina Piperno, regia di Francesco Lagi) che rappresenta uno scorcio di vita dove una donna del sud, Palma, infinitamente goffa, fintamente ingenua, raggiunge Pino, un lontano parente (pro-cugino per l’esattezza) a Roma e gli chiede ospitalità nei pochi giorni che la vedono protagonista di qualche scatto con anonimi professionisti capitolini.

Pino è un burbero poco incline alla gentilezza, alla pulizia, al dialogo. La sua alcova è un agglomerato di capelli. Pino li perde ma non è disposto a lasciarli andare e li tiene lì, sul letto, sul pavimento, sulla poltrona, sempre al suo fianco, a colmare tutto quel vuoto che lo circonda. Così come tiene lì, tra le mani, un libro. Un grande, gigantesco libro del profeta Eliseo pieno di frasi e parole, tutte quelle parole, tutte quelle tante, troppe parole che lui non riesce a dire, tantomeno ad ascoltare…

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Palma gli parla in dialetto e Pino non la capisce. Palma gli parla in italiano e Pino non l’ascolta. Passano i giorni e la bellezza di Palma infrange il muro che Pino ha creato tra i due, complice l’incursione nella storia di Elio, l’amico di Pino, un ricco fallito totalmente affascinato dalla genuinità della donna del sud. Ma l’incontro tra i tre è breve, breve è il tempo a loro disposizione per capire ‘chi’ vuole ‘cosa’, o ‘cosa’ dire a ‘chi’. Palma riparte per la Puglia e cala il buio sulla scena. Lo stesso buio che scandisce ogni cambio-set dello spettacolo. Un set caratterizzato da un solo elemento scenografico: delle cassette per la frutta, “banane” in particolare. Quelle che si gustano al palato ma che, da sempre, vengono associate a dei grandi scivoloni involontari…

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Passa un anno e Pino ed Elio saltano in macchina pronti a raggiungere Palma. Senza soldi, senza meta, senza troppi itinerari da organizzare (l’importante, per Pino, è sempre e solo “fare un giro”), i due arrivano al sud e qui si scontrano con la cruda realtà: Palma è fidanzata con Max, un uomo al limite tra il genio e l’inettitudine che viveva della felicità condivisa col suo cane Pigna, felicità infranta da un incidente che vede Pigna ridotto a uno stato vegetativo, nutrito da una flebo e dall’amore del suo padrone. Perché “la felicità – dirà Max in una scena – non esiste, è solo un’invenzione delle persone”, e quello che c’era oggi, domani può non esserci più. Lo si può cercare nel rumore del vento tra le onde del mare, nell’assistere, assieme, alla cremazione di chi si è amato in due, ma la verità vera, a fine spettacolo, sembra essere una: la felicità sta nel cogliere gli attimi in cui si sta perdendo ciò che si è amato. Che sia l’amico in partenza, la compagna, il conoscente, esiste un attimo fatto di musica, di abbracci, di sguardi che possono dire tutto quando nessuna parola riesce a dire niente.

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Personalmente avevo già apprezzato Francesco Colella nell’interpretazione di Zigulì. Adesso scopro Leonardo Maddalena, Aurora Peres, Mariano Pirrello e mi rendo conto di quante risate, quante emozioni, quanta bravura il grande pubblico si stia perdendo. Quanta impegno questi quattro attori e un bellissimo cane siano riusciti a mettere in questo spettacolo dove, tra il pubblico, c’erano quasi solo amici e conoscenti. E centinaia di poltrone vuote. Svuotate da gente che preferisce indubbiamente guardare cani di attori e pagare una fortuna per poter dire, l’indomani: “Ho visto lo spettacolo di…”.

Io ieri sera, al Teatro Ringhiera di Milano, ho visto “Banane” della compagnia Teatrodilina. Ho pianto dei pianti dei protagonisti nell’ascolto del verso “C’è gente che ama mille cose e si perde per le strade del mondo…”.

Io ieri sera ho sentito gente dire “Quello che riguarda te, anche se tu non ci pensi, riguarda me… e questo è amore” e mi è sembrato di poter respirare, finalmente, in questa Italia, un po’ di sana e pura poesia.

P.S. Non sono riuscita a raccontare Banane in due righe. I grandi attori che me l’hanno presentato ne meritavano molte di più.

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