Climate Killer – Intervista a Sergio Salamone

Nasce a Catania nel 1975. Da allora, crescendo, ha sempre cercato di essere molteplice, di diventare altro da sé. Il suo arrivo a Milano è stato come il primo sguardo sulla terra promessa. Avrebbe voluto fare l’attore. Così, fa un provino per Zelig e mentre mette in scena il suo monologo non vola una mosca. Non un sorriso, non un applauso. Niente. È  ipnotico, ma nel senso della noia. Quella peggiore, quella che ti priva della solitudine senza offrirti compagnia. Quella che sa di disillusione. Quando scende la scaletta del palco sente lo scricchiolio degli scalini in un silenzio che mette tutti d’accordo. Ma la sua vita è fatta di tuffi avventati e pensieri a posteriori… E allora, perché è partito dalla Sicilia? Forse perché aveva voglia di vivere un pezzetto di mondo differente, per poi accorgersi che la sua isola era il mondo. La Sicilia è il mondo. 

Da quando vive a Milano ha portato in scena due spettacoli, Il tempo piove e Le pettinatrici, e ha sceneggiato due corti, Per un pelo e Climate Killer. Quest’ultimo è un progetto al quale lui e il regista Carlo Piscicelli credono molto. Mescolano i generi horror, la commedia e il musical per aprire una riflessione sul riscaldamento globale, cercando di farlo in maniera leggera e ironica, affrontando anche la distopia che ormai si sta traducendo in tragica realtà. Non vi ho ancora detto che stiamo parlando di Sergio Salamone, insegnante in una scuola media, scrittore di poesie, amante dell’esistenza e mio amico carissimo. Gli piacerebbe essere ancora tante cose prima di concludere il suo transito terrestre. “Il segreto della vita è il gioco, la meraviglia, il racconto, la bugia bianca. E per rimanere in gioco bisogna essere curiosi”: è quello che dice sempre ai suoi ragazzi.

 “Il loro futuro è nelle nostre povere mani e chissà, forse anche un corto, può far riflettere un attimo in più, prima dell’irrecuperabile, prima di una qualsiasi fine. Fare cinema e teatro, anche da dilettanti, porta a grandi responsabilità, e l’arte, soprattutto adesso, è da difendere coi denti, col coraggio delle proprie idee e dei propri convincimenti”

In una delle sue prime lezioni di storia, Sergio mi ha raccontato di aver chiesto ai suoi alunni di chiudere tutte le serrande e le finestre dell’aula e poi, pian piano, di cominciare a riaprirle provando a far entrare, lentamente, la luce in classe. “Ecco  ragazzi, quella luce potrete trovarla solo leggendo i libri di storia. Solo tra quelle pagine, riuscirete a vedere nuovamente, oltre il buio”, ha detto. In questo suo vagare esasperato alla ricerca di luce, di vista, dei suoi mille sé, famelico di vita e  di conoscenza, si manifesta il suo viaggio attorno al mondo che, inesorabilmente, lo riporta alla sua terra natia, a se stesso. E così come “in Sicilia”, credo che solo “in Sergio” si possano trovare tutti quei pezzi di mondo che lui ricerca e fa propri. Che racconta a chi ha l’onore di poterci uscire insieme, o di vederne uno spettacolo.

Quindi, se tra lockdown  imposti e assembramenti proibiti riuscirete a farlo, andate a vedere Climate Killer (con Valentina Lucci Valeria Colizzi Luigi Cice Paola Polifrone), un bellissimo lavoro che porta ad evadere, a cercare una via di fuga, tra un’emozione e lo stupore di chi afferma che lì dove c’è uno sguardo c’è ancora qualcosa da raccontare.

NOTA DELL’AUTRICE: Un grazie speciale a Sergio per avermi concesso un’intervista lunga 10 anni di amicizia.


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