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A star is born

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Qualche giorno fa ho visto A star is born un film con e di Bradley Cooper, con Lady GaGa, Sam Elliott, Andrew Dice Clay, Anthony Ramos, Bonnie Somerville. La storia parla di Ally, una cameriera squattrinata che si esibisce come cantante, ogni venerdì sera, in un locale per travestiti, e della rockstar Jackson Maine. Una sera, al termine di un concerto, per rifornirsi di gin, Jackson si ferma nel pub in cui canta Ally e i due si incontrano. Lui, tra un drink e l’altro, nella solita ricerca di evasioni, superficie, leggerezza o, semplicemente, di normalità, si imbatte nell’inaspettato: una voce autentica, quella di Ally. I due proseguono la serata insieme, in una notte di sguardi, situazioni, frasi, attimi infiniti,  in cui Ally mostra a Jack che oltre alla sua voce c’è un’anima sensibile, fatta sensazioni, di mondi, di insofferenza, così affini alle sue da farlo innamorare. Passa un giorno e Jack invita Ally a un suo concerto facendola esibire, a sorpresa, di fronte al mondo. Da questo momento inizia la favola, in questo momento a star is born: Ally scala le vette delle classifiche, Ally partecipa ai programmi televisivi, Ally cambia look, Ally impara i passi per le coreografie, Ally finisce nei cartelloni dei grattacieli più alti delle città, Ally vince i Grammy. Contemporaneamente Jack rotola in direzione opposta. Il suo udito, la sua tenuta fisica, il suo alcolismo, la sua capacità di stare sotto ai riflettori precipitano sempre più in basso, in un abisso dove l’unica luce, l’unico valore che possa ancora dare un senso a tutto resta l’autenticità di Ally. Forse.

maxresdefault-5.jpgL’interpretazione di Bradley Cooper, in questo film, è meravigliosa. L’attore che si fa cantante, musicista, amante innamorato è credibile, reale, appassionato e stupefacente. Sulla regia ci sarebbero diverse cose da dire: la direzione del cast è praticamente inesistente, la caratterizzazione dei personaggi, lo sviluppo di alcuni aspetti interessanti della trama (come affrontano i vecchi colleghi di Ally la sua ascesa? Quanto Ally si ribella alle ‘vestizioni’ volute dal marketing?) la mancanza di camere fisse e dettagli su certe scene che, da sole, avrebbero potuto fare tutto il film, vedono Cooper, alla sua prima prova da regista, ancora troppo acerbo per ricoprire quel ruolo.

Bradley-Cooper-and-Lady-Gaga-in-A-Star-is-BornStefani Joanne Angelina Germanotta  è, invece, imperfetta e meravigliosa. Non credo sia riuscita a vestire i panni di Ally. Se l’intento del regista era, infatti, quello di farla apparire come una cameriera fragile e insicura, attanagliata da un viso, da un naso, troppo grandi, troppo inopportuni  e difettosi o, semplicemente, comuni per stare sotto ai riflettori, Stefani indossa i panni di Lady Gaga. Dell’autentica Gaga. Quella che sale sul palco e viene catapultata di fronte a un milione di spettatori, con fari a LED che le accecano gli occhi, fumo di scena, schitarrate della band diffuse dagli altoparlanti e cosa fa? Guarda il pubblico dritto in faccia. E canta senza tentennamenti, senza stecche, senza titubanze. Ally sale sul piedistallo di quella finta notorietà acquisita nel film, standoci comoda e rilassata come solo Lady Gaga può fare. E non simula sforzi quando canta. Non piega le ginocchia, non deglutisce, non abbassa lo sguardo. Non ne ha bisogno. La sua testa alta, senza vestiti fatti di carne, senza trucco, senza ballerine di contorno o vestiti di scena, le rendono finalmente giustizia: via le maschere, via il troppo, l’eccesso, le caricature, il trash, la celebrazione del diverso che fa notizia a tutti i costi. Perché se hai una voce così, “se hai un talento e delle cose da dire che gli altri non vedevano l’ora di ascoltare”, puoi addirittura osare di essere te stesso, in questa vita. E allora non vi stupite se tratterrete i pianti, al cinema, di fronte al suo finto debutto. Non vi scandalizzate se la vostra mente sarà un ring di contraddittori in lotta continua, se sarete indecisi per tutta la sua durata,  tra l’irriconoscibilità di questa donna nei panni di una brava attrice e la meraviglia di vedere come, solo indossando i panni di un’altra, Lady GaGA sia riuscita a mostrarci chi sia veramente Stefani Joanne Angelina Germanotta. O, forse, tutto questo è solo una bella storia che mi voglio raccontare. Perché quella poesia di Alda Merini, quella della polvere che fa volare le ali di farfalla, quell’assoggettamento a quanto ci sia di più sporco per andare su, in alto, a me pesa davvero troppo. E non mi criticate se voglio immaginare Lady Gaga in casa, con la maglietta bianca annodata sopra l’ombelico, i jeans e i piedi nudi, con la faccia pulita e i capelli sciolti, uscire e permettersi di ‘mostrarsi’ così, un giorno. Non me ne vogliate se voglio immaginare che, in un domani non troppo lontano, la sua voce avrà già conquistato tutti e non le servirà, non CI servirà più tutta quella polvere…

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