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nome: Silvia

città: Milano

mail: verysilvia@hotmail.it

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In questo specchio che mi rappresenta senza vedermi
Nello sguardo dei miei amici, attento, distratto, indifferente a seconda delle mie percezioni umorali
Nelle parole sbattute, urlate, ricercate che faticano ad uscire invadendo la mia testa
Nella mia camminata, rigida e impacciata, ogni giorno piú vicina ai pavimenti
Nelle espressioni che sovrastano le maschere che indosso
Al lavoro,
In famiglia,
Tra gli amici,
Nel “Buongiorno” illuso del mattino
Nella “Buonanotte” rassegnata della sera
Io sono Silvia Trovato
Testa dura, testa di rapa, testa di cazzo…
 La mia testa fino ad oggi é stata destinataria di aggettivi, complimenti, insulti, vittima di stati di stress incontrollati da un repertorio di esemplari meneghini poco inclini alla sopportazione altrui.
Ebbene, da oggi,  diventa funzionale.
Oggi la mia testa é una grande, immensa, luminosissima palla!
Ditemi voi se potevo immaginare un destino così beffardo?

Io che inneggiavo ai virtuosismi di una dizione perfetta, che ostentavo le mie discendenze normanne per occultare le derivazioni sicule, io che prevedevo grandi rappresentazioni sceniche osannando la testardaggine che la rendeva impavida, mi ritrovo sulle spalle, presa in prestito da un abete, una palla di testa. Luminosa certo, se non fosse che pure la luce che emano é indotta, ma stiamo sempre parlando di una palla!
Una di quelle ammorbanti, saccenti, critiche e permalosissime palle di testa che di fronte al Natale ti fanno pensare: che palle! E i parenti incravattati che tutti i maledettissimi anni ti chiedono dove sia il tuo fidanzato, e le tavole imbandite che minacciano un + 5 sulla tua bilancia, e il prete, il Papa, le unioni civili, la disoccupazione che cresce, l’amicizia inflazionata, la collega fastidiosa, il politico che straparla, il palazzo che crolla, le tasse che salgono, gli amici che partono, i conoscenti che restano.


Ho 32 anni e faccio la community manager.
Ho studiato filosofia per dare un senso al mio spirito critico.
Oggi modero contenuti altrui sui social network.
Faccio la digital pr. Ho fatto un master in giornalismo per raccontare il mondo dal mio punto di vista.
Oggi sono comparsa non partecipante di storie raccontate da altri.
Faccio la paziente. Volevo studiare psicologia per trovare delle risposte alle mie masturbazioni mentali.
Oggi vado da un’analista che mi aiuta a trovarle.
Faccio la ragazza modello.  Mi sono inscritta a teatro per imparare a farla bene, ad indossare le maschere giuste  e.
Non vedo l’ora di emigrare all’estero per evitare di indossarle.
Faccio la sopravvissuta.  Ho scritto una tesi sulla realizzazione delle utopie convinta che la volontá fosse potere assoluto.
Oggi mi lascio scegliere. In quest’Italia fatta di non valori, il lavoro, le amicizie, i punti fermi non si scelgono piú.
Me ne sto qui, a penzolare da un ramo fiera della luce che emano,  distratta e indifferente di fronte agli occhi altrui, e per quanto il titolo di questo monologo dica il contrario, non ci metto piú di tanto la testa …
Io ci metto la faccia.
 

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